Itinerario Naturalistico n.7 - GIRO DEL MONTE GINGUNO E MONTE LA CROCE Stampa


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Un breve anello intorno le cime del versante Nord della Gola di Frasassi.

Dall'Albergo Magrini, al Bivio Pandolfi, seguire la strada asfaltata in direzione Vallemania. Superato il bivio per Lago Fossi, dopo circa 200 metri, prendere a sinistra il sentiero che entra nel bosco e risale il versante Ovest, poi Sud, del Monte Castellaro, quindi a Vallemania.
Dalla chiesa del villaggio prendere a sinistra la stradina per un piccolo vigneto, al primo bivio girare a destra per la carrareccia che sale il pendio Ovest di Monte La Croce al valico di Colle S. Angelo.
Proseguire a sinistra, per la carrozzabile, verso le prime case di Rosenga. Da questa piccola frazione si sale, per la carrareccia, al valico che separa il Monte Frasassi dal Monte Ginguno.
Dal valico procedere diritti, Est, immettendosi sul sentiero 139AG che tenendosi sulla sinistra, conduce al piccolo rifugio della forestale. Proseguire per l'abetaia, che taglia il versante Est del Monte Ginguno e Monte La Croce fino a raggiungere il bivio con il sent. 121B in località Piano di Serra.
Seguire ora il sentiero 121B che risale il versante Nord di Monte La Croce, attraverso una bassa boscaglia fino a raggiungere il valico che separa Monte La Croce dal Monte Castellaro.
Dal valico, sempre per la carrareccia, scendere a destra sull'opposto versante, attraverso il bosco, raggiungendo nuovamente la chiesa di Vallemania e quindi, per lo stesso itinerario di andata, si ritorna al Bivio Pandolfi.



Il Castello di Genga.

Castello appartenuto all'Abbazia di S. Vittore e da questa venduto, nell'anno 1090, ai figli di Alberico, capostipite dei Conti della Genga. Nell'anno 1216, il conte Simone II fa atto di dedizione al comune di Fabriano ottenendone in cambio protezione e cittadinanza.
Presto però i Conti della Genga, rigidi difensori dei propri privilegi, tentano di riconquistare la completa giurisdizione sul feudo. Questo porterà più volte i fabrianesi a riaffermare con le armi i loro diritti. Nel breve periodo della signoria chiavellesca, i rapporti fra Fabriano ed i conti della Genga tornano ad essere buoni ma, dopo l'eccidio della famiglia Chiavelli, i fabrianesi tornano ad attaccare il castello di Genga fino ad espugnarlo nel 1437.
Negli anni successivi i Conti, appellandosi al Papa, più volte ottengono di rientrare in possesso del loro feudo e più volte i fabrianesi ne contestano il diritto tornando ad espugnare il castello fino ad uccidere due suoi Conti. Fino al 1816 i Conti della Genga mantengono il potere sul castello, sia pure sotto il controllo più o meno accentuato di Fabriano. Fra i Conti della Genga si annovera Annibale che, nel 1823, ascende al trono pontificio con il nome di Leone XII.

ll Dialetto

Poesia nel dialetto che si parlava dalle nostre parti due secoli fa (con traduzione a lato).


Dar dì che fu serato er Bottione
non aemma mae più n'ora de bene;
er pan se rencarine, er vin calone,
a cresce comensò miseria e pene.

Mancaa de Fransa er puopolo bregnone
contra venesse de la Santa Fene;
N'accorarà che mitte er quatrascione,
ch'isso sfascia le porte e rentro vène.

Santissima Maria der Buon Jesune,
e Sante vue der Paradiso biello,
lontan de nue tenete 'sti birbune.

E acciò possama armetteje er cerviello,
forsa quanta a le spade e a li cannune
dacete de le donne ar mazzariello.


Dal giorno che fu chiuso il Bottegone (1)
non abbiamo più avuto un'ora di pace;
il pane rincarò, il prezzo del vino calò,
iniziarono a crescere la miseria e le pene.

Mancava (solo) che lo sciocco popolo di Francia
venisse contro la Santa Fede;
Non basterà mettere il chiavistello
perché questo sfascia le porte ed entra (in casa)

Santissima Maria del Buon Gesù,
e voi Santi del Paradiso bello,
tenete questi birboni lontano da noi.

Ed affinché noi possiamo rinsavirli,
date alle spade ed ai cannoni tanta forza quanta
le donne ne danno al mazzariello (2)


(1) Magazzeno comunale dove si distribuiva alle calzettaie la lana necessaria.
(2) Bacchetta con cui le donne fanno le calzette.