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Home Itinerari Itinerari Tematici Itinerario Naturalistico n.9 - SERRA S.QUIRICO - CASE MARCELLINI - MACCHIA DELLE MONACHE
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Itinerario Naturalistico n.9
SERRA S.QUIRICO - CASE MARCELLINI - MACCHIA DELLE MONACHE


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Una salita ai prati e ai boschi del Monte Murano. Lasciata l'auto fuori delle mura di Serra S. Quirico, ci si incammina per il sentiero 143 sulla sinistra dell'ex chiesa di S. Maria del Mercato. Costeggiando a destra l'edificio si arriva in breve ad uno slargo tra le case.
Rimontare una breve rampa a sinistra e si è fuori del paese. Proseguire a destra sul sentiero che risale con tornanti il pendio boscoso. Si arriva in breve alla strada che sale verso i prati di S. Bartolo.
Attraversata la strada, il sentiero prosegue in salita tagliando in diagonale il pendio. Dopo circa 300 metri si arriva in prossimità della casa colonica edificata sui prati. Superato il bivio con il sentiero 141A, si continua a salire obliquando.
A q. 555 si incrocia una sterrata e la si segue verso destra. Fatte alcune centinaia di metri si esce sui prati a Nord della cima per proseguire in direzione degli evidenti ruderi di Case Marcellini. Anziché continuare verso i ripetitori, costeggiare Colle Foglia verso Ovest sulla traccia pianeggiante che segue il bordo del prato.
Dopo circa 1 Km si entra nella pinetina. La si traversa sino ad incontrare la strada asfaltata che sale a Colle Foglia. Seguirla verso destra, perdendo quota sino al primo tornante, corrispondente all'incrocio con il sentiero 107AG.



Mammiferi del bosco e rapaci diurni.
L'ambiente boschivo è popolato da numerosi animali che qui trovano cibo e protezione. Il ghiro, con l'abitudine di costruirsi due nidi, uno per l'estate e uno per l'inverno, e lo scoiattolo. Presente è anche l'istrice che di giorno si riposa nella sua tana, posta in profondità, mentre di notte va alla ricerca di cibo costituito da frutti, radici e cortecce. Diffusi sono la faina, il tasso e la donnola. La puzzola, chiamata localmente "gatto puzzo", deve il suo nome al cattivo odore che emana, in situazioni di pericolo, da una ghiandola situata alla base della coda.
Tra gli ungulati diffuso è il cinghiale; meno frequenti sono daino e capriolo, animali agili, ottimi corridori e nuotatori. Si nutrono di foglie, germogli, frutti selvatici, funghi e cortecce. Sia nel daino che nel capriolo solo il maschio è dotato di corna, che cadono e ricrescono annualmente. Tra i rapaci che nidificano in questi ambienti forestali, ma che utilizzano territori di caccia più aperti, si riscontrano la poiana, il rapace più comune in Italia, il pecchiaiolo, capace di procurarsi il cibo anche scavando sul terreno alla ricerca dei nidi di bombi e vespe, lo sparviere e il lodolaio, che per la riproduzione sfruttano in genere i nidi di corvidi e altri rapaci.

Il cinghiale in cucina.
Il cinghiale, introdotto a scopi venatori, è un animale oggi molto diffuso su tutto il territorio del Parco. La sua natura onnivora e la corporatura massiccia ma compressa lateralmente che gli permette di muoversi agevolmente tra la vegetazione folta, gli garantisce una notevole adattabilità. La carne di cinghiale, caratterizzata dal fatto di essere poco grassa e di avere un tessuto connettivo coriaceo, deve essere cotta in umido per poterla apprezzare in pieno. Noto è l'abbinamento con le pappardelle, pasta all'uovo con la forma di tagliatelle molto larghe. Altrettanto conosciuti sono i secondi piatti, in particolare il cinghiale "in salmì": la carne, messa ad ammorbidire per tutta la notte nel vino rosso, viene cucinata con pomodoro, olive verdi, foglie d'alloro ed altre spezie. Dal cinghiale è possibile inoltre preparare insaccati come il prosciutto ed il salame.
Una ricetta curiosa è quella del "cignale dolce-forte": dopo aver fatto prendere colore alla carne cuocendola in un trito di cipolla, carota, sedano, prezzemolo, prosciutto grasso e magro, olio sale e pepe, la si cosparge con un po' di farina e con il "dolce-forte". Quest'ultimo è una miscela di uva passerina, cioccolata, pinoli, canditi e zucchero.
 
 

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